Cars vs bikes: una questione di rispetto

Prendo spunto da quanto accadutomi questa mattina per un paio di riflessioni, meno ironiche del solito, sul rapporto spesso conflittuale tra ciclisti e automobilisti.

In uno dei miei – non frequentissimi, lo ammetto – itinerari “bike to work”, stavo percorrendo una strada piuttosto trafficata con la mia Surly quando vedo poco avanti a me un’auto parcheggiata a destra, ruote sul marciapiede, in un punto dove è assurdo anche solo pensare di sostare. Una signora, evidentemente reduce da un prelievo al vicino Bancomat, apre l’auto e sale. Sebbene la portiera aperta costituisca un pericoloso ostacolo, calcolo che la signora farà in tempo a richiuderla prima che io sopraggiunga. Solo che, proprio nel momento del mio passaggio, la signora si lascia sfuggire la portiera e questa si riapre di scatto colpendomi a una spalla. Fortunatamente ero quasi già passato, per cui ho evitato la caduta cavandomela con una botta, un graffio e uno spavento. Onde evitare complicazioni, vista la lievità del danno, ho scelto di lasciar perdere e ho proseguito senza cedere all’istinto di coprire di improperi la frettolosa dama.

Forse avrei dovuto farle pesare il comportamento incivile, ma cosa avrebbe detto se mi fossi fermato? “Mi scusi ma avevo fretta e non c’era posto per parcheggiare altrove. E poi sono rimasta solo 2 minuti…”, facendomi in…zzare ancora di più. Brava, è proprio per questo che qualcuno usa la bicicletta.

L’incidente non è così paradigmatico della ‘lotta” tra bici e automobili, poteva accadere anche con altri mezzi. Forse però se passava un’auto la signora sarebbe stata più attenta, mentre io ero per lei un fattore tutto sommato irrilevante. Il problema è che sulla strada non ci sono solo macchine, e questo gli esclusivisti dell’automobile non lo concepiscono. A conferma di questo, poche centinaia di metri prima avevo trovato una Smart parcheggiata nel bel mezzo della pista ciclabile, dove un frettoloso autista l’aveva abbandonata bramoso di consumare la sua colazione nel vicino bar. E non è un caso isolato: ogni mattina qualcuno parcheggia l’auto proprio in quel punto, “tanto le bici passano anche da un’altra parte”. Se gli fai notare che le ciclabili esistono per un motivo, ti guardano straniti come se quello bizzarro fossi tu.

Anch’io, appassionato ciclista, la maggior parte del tempo in cui viaggio sono alla guida di un’auto. E devo dire che molto spesso si incontrano utenti della bici che adottano comportamenti scorretti e indisponenti. Da quelli che percorrono sensi unici in contromano senza nemmeno accostare al passaggio delle auto, a coloro che “bruciano” i semafori al verde pedonale rischiando di investire chi attraversa a piedi, ai “trenini” sportivi di professionisti “de noantri”, che occupano strafottenti l’intera carreggiata. Ma per pochi ciclisti degni di censura ve ne è la maggior parte che rispetta le regole e pretenderebbe uguale rispetto da chi guida la macchina.

Rispetto. Solo un po’ di rispetto reciproco sarebbe sufficiente. Ma in un paese dove si occupano abusivamente gli stalli dei disabili (o si usano credenziali del parente disabile per fare shopping in centro), aspettarsi rispetto per i ciclisti e pura utopia. Chi circola in bici è per molti (non per tutti fortunatamente) un intralcio, un nemico cui va fatto capire – col clacson o manovre poco ortodosse – qual è il suo posto nella “catena alimentare” della strada. I social sono il luogo dove i più “accalorati” si sfogano, inneggiando a possibili “strike” di gruppi di pedalatori o commentando con un “se l’è cercata” le immagini o i video di raccapriccianti incidenti che coinvolgono ciclisti.

D’altro canto, per i ciclisti più “talebani”, l’automobilista è a sua volta un assassino potenziale su quattro ruote, inquinatore e privo della seppur minima morale sociale.

Ribadisco: basterebbe un po’ di rispetto e di buon senso. Non leggi inapplicabili che prevedano di lasciare un metro e mezzo di spazio quando si sorpassa un ciclista in auto. Servirebbe invece la capacità di ragionare sulle cose, di capire le ragioni dell’altro e rinunciare a un po’ del proprio in funzione del bene comune (su questa, effetto flou e struggente musica di pianoforte…). Ma mi rendo conto che in un Paese dove ogni cosa assume toni da tifo calcistico, dove tutto è bianco oppure nero (se fa comodo), fare andare d’accordo cliclisti e automobilisti è un’impresa titanica, direi di più, un’utopia.

Solo ricordatevi, cari “drivers” convinti, che quando siamo in bici non abbiamo un guscio di acciaio che ci protegge e che, volenti o nolenti, prima o poi anche voi o i vostri figli avrete voglia di farvi un giretto in bici. E allora non vorrete incontrare un automobilista poco attento ai diritti di chi ha solo due ruote.

 

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